lunedì 9 marzo 2009

Di auguri e femminismo

Ieri, su Facebook, si è scatenata la moda degli auguri per la festa della donna (o giornata internazionale della donna, che suona già meglio). 
Molti maschietti della community hanno taggato le proprie amiche in una foto rappresentante un mazzo di mimosa, altri hanno espresso i propri auguri nella frase del profilo. Tra questi, uno dei miei contatti, il quale, con le migliori intenzioni del mondo, aveva riportato quel vecchio detto che recita che "dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna".
Mi ha stupita (perchè sono la solita naive), che non si fosse reso conto di quanto antiquata ed inappropriata fosse tale frase ma, ancora di più, mi han stupito i commenti di altre fanciulle che lo ringraziavano o, comunque, si inserivano sulla scia del suo pensiero...
Ho cercato di lasciar perdere e di non fare la solita femminista incallita, ma non ce l'ho fatta. Così ho commentato con una riga: "e perchè devono stare sempre dietro? :P".
Mi ha risposto un altro dei suoi contatti, un fanciullo che aveva commentato subito prima di me e che pensava che ce l'avessi con lui, anche se non c'era nessun legame tra il suo commento e il mio. Tant'è, meglio così, poichè mi ha dato la possibilità di spiegare che non mi piace quella vecchia frase "anni '50", in cui, per consolare le donne che se ne stavano sempre in casa, si diceva loro che contribuivano, da dietro le quinte, ai successi dei mariti. Che stavano dietro, appunto, mai accanto nè, orrore, davanti, e che non mi pareva l'espressione migliore per esemplificare la parità dei sessi... 
Il tipo ha detto di aver capito e il mio amico ha modificato la frase del profilo. Quanto e se abbia scosso la testa facendolo, non mi è dato saperlo, così come non posso sapere in quanti altri abbiano letto, e compreso... Spererei almeno in alcune altrE... 
...ma temo che siano troppo occupate a festeggiare i 50 anni della Barbie.

giovedì 26 febbraio 2009

aspettando domani

Sono a casa, seduta alla scrivania, prendo fiato. 
Ho l'impressione di aver vissuto gli ultimi mesi in corsa, ne ho un'immagine quasi sfuocata, come quella che si vede fuori dal finestrino del treno. 
Non che adesso non abbia niente da fare, eh, ma il fatto di poter disporre anche di un po' di tempo libero mi mette a disagio, mi provoca quasi dei piccoli strizzotti d'ansia.
Sì, lo so, non sono troppo normale... Ma così è, se vi pare e anche se non vi pare. Non posso farci niente, ho bisogno di sapere dove sto andando di preciso, di avere tutto programmato e progettato... Ma al contempo mi scelgo sempre strade in salita e tortuose, e nessuno può vedere cosa c'è dietro una curva. Sono quindi destinata all'ansia perenne?
Spero di no, non è ciò che voglio. Sogno il giorno in cui non sarà più così, in cui avrò una stabilità, uno stipendio fisso, una casa che sia mia per più di qualche mese e un abbonamento in palestra. 
Dei ritmi, una routine. 
Potrei averli già, in effetti. Sarebbe bastato scendere a compromessi, rinunciare a qualche sogno ed accettare almeno una delle varie offerte che mi sono state fatte qui, nell'Italia di Povia. Ma questa prospettiva mi dà ancora più ansia dell'instabilità a lungo termine, per cui scaccio l'immagine, spengo la tv e mi tappo le orecchie, che ho già raggiunto il limite di sopportazione in dieci giorni.
Tiro un respiro profondo, mi ripeto come un mantra le cose che devo fare e le possibilità che potrebbero aprirsi nei prossimi mesi. Razionalizzo, bevo un po' d'acqua e aspetto domani.

giovedì 5 febbraio 2009

W Zapatero

Apro il frigo per prendermi uno yogurt e I., una delle mie coinquiline spagnole, entra in cucina. 

Ci salutiamo, i volti assonnati della domenica passata a riprendersi dal sabato, senza combinare niente delle innumerevoli cose in lista di attesa...

I: Hola! mi sono appena svegliata dalla siesta... tu che hai fatto fin'ora?

K: Hola! Io, beh, io ho parlato con mì pareja (= partner, e, come la parola inglese, è neutra, cioè non si sa se sia usata al femminile o al maschile)... lo sapevi che tengo pareja?

I: ah, no, non lo sapevo che tu avessi il fidanzato...

K: beh, perchè non è un fidanzato...

I: ah, è una storiella, via!

...rido, un po' spiazzata

K: no, I, è una fidanzata...

I: ah pensa

Fine, ce ne siamo andate in salotto a fare merenda e vedere un film, come sempre.
Senza bisogno di altre spiegazioni, di raccontare come si vive amando una donna, delle difficoltà, e dei genitori. Senza bisogno di sfatare stereotipi, pregiudizi o soddisfare curiosità di sorta. Che per lei, semplicemente, è normale.
W Zapatero.

P.S. Nel frattempo mia mamma (!) mi ha raccomandato di andare a vedere Milk, che a lei è piaciuto tantissimo... (!!!)

domenica 18 gennaio 2009

Libri e (di)segni

Sulla via per Lisbona, durante l'attesa della mia coincidenza a Roma Fiumicino, mi sono persa dentro la Feltrinelli. 
Ci sono rimasta un'ora e mezzo, ho preso in mano decine di libri, ne ho letto le descrizioni e osservato le immagini in copertina, ne ho selezionati alcuni, li ho lasciati, sono tornata indietro, ne ho tenuti altri con me, li ho abbandonati e ripresi, pesati e ponderati, fino a sceglierne uno. 
Un libro di un'autrice di origine indiana che non avevo mai sentito nominare e che mi ha incuriosita con la promessa di iniziarmi alle storie della ricca mitologia della sua terra.
Arrivata qua ho abbandonato il libro sul comodino dato che avevo in corso altre letture e, il giorno di befana, un altro libro gli si è appoggiato sopra, a nasconderlo. Un libro che mi ha regalato Lei, un pacchettino da aprire solo il 6 gennaio, per festeggiare insieme anche con tutti questi chilometri di distanza.
Il Suo libro è di un'autrice di origine indiana che non avevo mai sentito nominare, e Lei neppure, ma che, fra i tanti della libreria, l'aveva attirata per la sua copertina colorata che quasi sprigiona il profumo delle spezie che vi sono raffigurate. Le è parso un libro adatto a me, adatto a tenermi compagnia prima di addormentarmi.
Ieri sera ho preso in mano i due libri, dato che da qualche giorno avevo finito quello che stavo leggendo, per decidere quale iniziare e solo allora mi sono resa conto che erano della stessa autrice.
Aa, la mia amica messicana, direbbe che è un Segno.

lunedì 12 gennaio 2009

...dall'epistolario con il mio Amico Prete...

...Come ti dicevo tra circa un mese la mia esperienza qua finirà. Mi avevano proposto un contratto di 6 mesi, ma era per XXX ed ho rifiutato... ho tante cose da fare ed un XXX che richiede attenzioni anche se é vero che le prospettive sono tutte un po' vaghe e fumose e quindi, come al solito, mi ritrovo piena di dubbi ed incertezze in attesa di vedere cosa mi riserva la vita, e un po' preoccupata, di nuovo, per aver detto di no alla via più semplice e sicura... A volte penso di avere un po' troppa hybris, adesso cominciano ad essere un po' le opportunità che ho rifiutato e fino ad ora mi é andata bene... Ma fino a quando potrò permettermi di rifiutare offerte che altri avrebbero preso al volo, ed anche ben felici? Di giocare così sempre sul filo del rasoio, sempre convinta che la vita abbia un senso e che questo si manifesti sempre, poi... Ma se un giorno non fosse così? Se un giorno non lo cogliessi, quel senso, e facessi la scelta sbagliata? Che poi tutti dicono che le scelte si ponderano, ma non é mica vero... Le cosidette Grandi Scelte si operano sempre sul momento e raramente sono qualcosa di più che la sommatoria di tante altre piccolissime scelte quotidiane su cui ormai non si puo' tornare... Di bivi ne incontriamo miliardi, nella vita, troppi per poterli veramente tutti ponderare, data anche la velocità a cui si procede...
Non so se mi sono spiegata. Tu cosa ne pensi?
Io credo che viviamo molto da inconscienti, nel senso che non possiamo avere continuamente coscienza delle innumerevoli ricadute che ogni più piccola decisione, a cui magari non attribuiamo nessuna importanza sul momento, avrà. E allora c'é da affidarsi e sperare davvero che ci sia un senso, un vento che ci sospinge e ci dà una mano in questo vortice di decisioni...

lunedì 5 gennaio 2009

And so this was Christmas...

Entrare in macchina, aggiustare il sedile e girare la chiave. Con nelle orecchie ancora tutte le benedizioni della mamma, che eran quattro mesi che non toccavo un volante...
Ma a guidare non si disimpara, bastano venti secondi e i riflessi, i gesti automatici, tornano da soli.
Percorrere le strade della mia città, il sole freddo, quella luce che conosco così bene, i suoni, i rumori che riconosco e che comunicano direttamente con il mio inconscio come tante piccole madeleines.
Abbracciare i parenti, quindi puntare verso casa dell'A.G., anche lei di ritorno per le vacanze e ancora impastata di sonno e stanchezza del viaggio. Le chiacchiere al camino, un mandarino di quelli che suo papà coltiva in giardino, il cane e il gatto, la sua mamma che sferruzza con la tv in sottofondo. Un abbraccio e poi ancora via, per andare a trovare Lei. Il pedaggio dell'autostrada è aumentato ancora. I soliti squilli, Lei che spunta dalla siepe del giardino, il traffico bloccato dell'antivigilia.
Le bancarelle in centro, i negozi aperti anche dopo cena, il kebab e il timbrino sulla carta fedeltà.
Un triangolo della mia pizza preferita per merenda, la mozzarella che mi brucia il palato, gli ultimi acquisti del ventiquattro, questa volta nella mia città, insieme a Lei che ha paura ad incontrare mia mamma.
Il miracolo di Natale, mamma che Le regala un libro, Lei che ricambia con una piantina di girasoli. Chiacchiere impacciate, il soccorso di un vero amico.
Una nuova cucciola in casa, che rapidamente ha vinto le mie resistenze e mi ha conquistata, nonostante le numerose pipì fuori posto.
Gli alberi di Natale che proiettano luci intermittenti fuori dalle finestre, la zia e la chemio, la mia nipotina acquisita che mi si addormenta in braccio, sei mesi e nove chili di simpatia...
Agata e la tempesta a casa dell'amico vero che è andato a vivere da solo, Capodanno nello stesso salotto, con l'A.G. e il nuovo amore, tanto cibo, Trivial e Ratatouille (il topo) alle sei di mattina, mentre annodata in un sacco a pelo mi addormento sulla Sua spalla.
Il Giardino di limoni al cinema (ve lo consiglio) dove saluto la prof di italiano del liceo, in compagnia di un fanciullo molto più giovane di lei ma con l'immancabile rossetto fucsia che, diciamocelo, non le dona per niente ma senza non sarebbe lei. Un litigio, ore di angoscia e Lei al telefono che mi abbraccia.
E poi è già di nuovo valigia, non resta tempo che per una pizza a domicilio, un'ultima carezza alla cucciola ed un bacio all'A.G. Alle quattro suona la sveglia, ed è ancora Lisbona.

***
Voglio condividere con voi questa canzone che mi piace molto:


per chi volesse saperne di più, è tutto spiegato qui.

domenica 14 dicembre 2008

Dilemmi e quieto vivere...

Sono stata svegliata alle nove.
Alle NOVE, di domenica mattina!!!
Con un trillo di campanello, anzi due. Di questo campanello orribile che abbiamo qua, un gracchiare improvviso e ad altissimo volume.
Io ODIO essere svegliata presto la domenica mattina, mi rimane addosso un accenno di mal di testa che si propaga dalla nuca, misto ad un senso di irascibilità diffusa.
Ho cercato di riaddormentarmi, ma non c'è stato modo: lo stomaco ha cominciato a reclamare latte e biscotti, e la vescica desiderava alleggerirsi.
Mi sono alzata, inveendo dentro di me contro il mio coinquilino francese che non ha pensato a dire al suo compagno di pedalate domenicali di fargli uno squillo sul cellulare, invece che suonare e svegliare tutta la casa...
Sono entrata in bagno, nel MIO bagno, quello che condivido con le due coinquiline spagnole le quali, partite già ieri per le vacanze di Natale, mi hanno lasciata regina indiscussa di quei tre metri quadri, un lusso inaudito.
Beh, nel MIO bagno c'era la tavoletta alzata e un ricordino dell'ospite lì sul bordo.
Credo che a quel punto mi sia uscito il fumo dalle orecchie, avrei potuto scaldare il latte senza usare il microonde ma con la sola forza del mio sguardo infuocato...
Avrei voluto, soprattutto, vomitargli addosso seduta stante tutto il mio malumore ma, ovviamente, lui non c'era.
C'era la fidanzata, ma non mi pareva giusto addossarle torti non suoi... senza contare che mi aveva appena steso la lavatrice! Gesto gentile che mi ha causato un profondo dilemma rispetto a se attendere il francese con pronta una palla di bile da lanciare, o cercare di lasciar perdere per il quieto vivere...

sabato 13 dicembre 2008

Riflessione allo specchio

Ok, lo ammetto, sono scandalosa.
Non lo so che mi succede, come mai il blog è così abbandonato a se stesso...
Sì, certo, potrei mettere in fila un miliardo di motivi, tutti verissimi, intendiamoci: il lavoro, la nausea da pc al rientro a casa e la necessità di stare lontana dallo schermo, le visite graditissime ricevute qua (tra cui la Sua...), un altro viaggio di lavoro ma con annesso week end di vacanza e abbraccio ristoratore con una carissima amica, i piccoli problemi di salute, la lavatrice, il supermercato, i miliardi di ore di sonno arretrato che forse ormai dovrei chiamare perso e smettere di sperare di recuperarlo...
...tutte questo cose influiscono indubbiamente tantissimo, ma se oggi ha addirittura pensato di chiudere il blog deve esserci anche altro. E' che sento che sta perdendo di senso.
Per il momento sono troppo affezionata a questo spazio e ai miei (pazientissimi) contatti per mettere la parola fine, ma è vero che non ho più quell'urgenza di scrivere che ho avuto in altri momenti. Non che le cose da dire mi manchino, nè che non inizi vari post, tutti nella mia testa, durante il giorno... Ma quando torno a casa non li scrivo, li dimentico, li scarto.
Questa esperienza a Lisbona si è rivelata più complessa e difficile del previsto. Figuriamoci se la vita perde un'occasione per ricordarti che l'equilibrio è precario. I motivi di tanta complessità sono talmente numerosi, e di vario genere, che potrei scrivere un'enciclopedia, e forse sta qui il problema. I paletti "salva-privacy" che mi sono data non mi permettono di spiegare, sviscerare, elaborare fino in fondo, per cui lascio perdere, che un post deve essere un momento di riflessione, oppure è tempo perso.
Sì, deve essere questo il nodo da sciogliere, ma non so davvero da che parte girarlo.
Non voglio rinunciare all'anonimato del mio blog, anche se non so quanto sia riuscita a mantenerlo veramente dato che, comunque, i dati biografici non mancano. Non è questione di volersi nascondere, non c'è niente, fra le cose scritte qua, che non abbia il coraggio di sostenere a voce o di cui mi vergogni o chissà. E' una questione di initimità, di non volere che le persone con cui non mi va di condividere i miei pensieri possano accedervi. E' una questione di libertà, anche. E' questione, semplicemente, che io il mio blog lo concepisco così, ma rimane il fatto che non so bene come gestirlo in concreto...

domenica 16 novembre 2008

Rieccomi

E' domenica.
Ho un po' di mal di schiena perchè mi sono data alle grandi pulizie, arrivando addirittura a sfoderare i divani del salotto per lavarne i gusci. Tanto è inutile, i miei coinquilini fanno (chi più e chi meno) le pulizie previste nella tabella appesa al frigo, ma non hanno un minimo di occhio per tutte le altre necessità della nostra piccola comunità, come lavare i canovacci della cucina e gli stracci con cui puliamo, o acquistare i detergenti. Devo farlo io.
Fuori è buio, e anche se non le vedo dalla mia finestra so che le strade principali di Lisboa sono già illuminate con gli addobbi di Natale. Ma l'albero più grande, che già troneggia non lontano da casa mia, sarà acceso soltanto ai primi di dicembre, con tanto di cerimonia pubblica.
Schiaccio il tasto play dell'i-pod, e dalle casse sulla scrivania comincia ad uscire la musica.
Posso finalmente sedermi e mettere mano ai miliardi di cose che non avuto tempo di fare nell'ultimo mese, come aggiornare il blog.
Tutto ciò che poteva essere rimandato, in questi trenta giorni, è stato posticipato, rinviato, trascurato. La vita fuori dallo schermo richiedeva troppe attenzioni.
Non ho potuto rispondere alle mail degli amici, che hanno ricevuto solo poche righe collettive, non ho potuto tenermi informata come faccio di solito, nè sul mondo, nè sui miei amici virtuali, e mi dispiace, non ho potuto fare la mia spesa settimanale, e mi sono dovuta affidare alla scorta di surgelati, ed a delle rapide incursioni nei piccoli supermercati che ogni tanto incrociavo sul mio cammino.
E' stato un mese estremamente denso. Lo sapevo, ero preparata, ma la Vita non ha mancato di farcirlo di numerosi altri imprevisti che sono riusciti a togliermi il fiato. Grazie al cielo, mi viene da dire, ero piuttosto allenata, perchè di tempo per sedersi a riprenderlo, il fiato, non ce n'è stato e non ce n'è tutt'ora. La corsa doveva continuare ed è continuata, con tanto di ventiquattrore trascorse a Parigi che, nonostante i tempi cronometrati, mi hanno rinfrancata.
Insomma, rieccomi. Son sempre la solita.

domenica 12 ottobre 2008

L'universalità dei luoghi comuni

"...noi qui in Portogallo abbiamo un modo di dire..."


...


-ride- "sì, è un indovinello: qual'è il modello di barbie che costa di più...?"


...
....
.....


"la Barbie Divorziata!"


?

??

???


"...ovvio, no? Perchè dopo il divorzio ha ottenuto la macchina di Ken, la villa di Ken..."

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